Tutto è Grazia!

La volontà di Dio è bellissima... storia semi-quotidiana di un peccatore...

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giovedì, 10 agosto 2006

XX: E' tempo di essere sentinelle...

Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.

C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.

Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire.

Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare.

Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.

Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via.

Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare.

Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace. (Qo 3,1-8)

 

Ora è tempo di vegliare e di vagliare, dobbiamo essere le antenne di Dio sulla terra, i termometri, le spie luminose che segnalano quando c’è bisogno di una nuova iniezione di fiducia.

Ora è il momento.

Una sentinella è l’espressione concreta dei cinque sensi. Non ne tralascia alcuno: aguzza le orecchie sentendo i sussurri del mondo, le lacrime di chi soffre, ma non ha il coraggio di dirlo, le richieste di aiuto appena accennate, bisbigliate da chi non vuole perdere la dignità di uomo.

Una sentinella vede oltre le apparenze, si accorge degli occhi rossi degli uomini che incontra e legge nei cuori dei viventi.

Assapora i cambiamenti e aspetta prima di assimilarli, se li rigira sulla lingua perchè sa che alcune pillole sono dolci fuori, ma dentro sono amare come il fiele.

Una sentinella sa riconoscere gli odori, i profumi dalle puzze e sa che, citando il grande Fabrizio De Andrè, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.

E poi tocca, accarezza, sente se il mondo ha la febbre, gli mette una mano sulla fronte per sentire se scotta, se ha preso l’influenza.

Dovremmo essere una spia sempre accesa che comunica con Dio attraverso la preghiera. Cos’è, in fondo, pregare se non aggiornare della quotidianità delle nostre giornate il Signore che sa tutto? Pregare è vegliare. È aumentare la nostra sensibilità. È ascoltare e parlare al tempo stesso. Senza la preghiera le sentinelle si addormenterebbero e non riuscirebbero a svolgere appieno il loro importante incarico.

Le sentinelle, poi, devono per forza di cose essere giovani: i sensi col passare del tempo vanno via via perdendo la loro precisione. Con l’età scendono le cataratte e l’udito peggiora. Non solo: si tende ad accettare più facilmente i compromessi e se ora, per noi, trentasette e uno è febbre, quando diventeremo adulti parleremo di semplice ‘alterazione’.

postato da: tuttoegrazia alle ore agosto 10, 2006 09:42 | link | commenti (6)
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sabato, 22 luglio 2006

XIX: Sentinella del mattino

Qualche anno fa mi trovavo su un prato. Intorno a me altri duemilioni di giovani, davanti un palco immenso ed una croce difficile da dimenticare. In quella sera memorabile che passerà alla storia, un uomo anziano ha dettato ai giovani il manifesto politico del terzo millennio. Altro che destra o sinistra, altro che no global o new global… non avevo mai sentito nulla di simile. Parole incandescenti che mi sono rimaste incastrate nel cuore…

 

“…Cari amici, vedo in voi le "sentinelle del mattino" (cfr Is 21,11-12) in quest'alba del terzo millennio. Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adunate oceaniche per imparare ad odiare, venivano mandati a combattere gli uni contro gli altri. I diversi messianismi secolarizzati, che hanno tentato di sostituire la speranza cristiana, si sono poi rivelati veri e propri inferni. Oggi siete qui convenuti per affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario. Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti…”

 

Allora… ce la prendiamo o non ce la prendiamo questa responsabilità che ci ha dato il Papa durante la veglia della Giornata Mondiale della Gioventù a Tor Vergata? Siamo o non siamo le “sentinelle del mattino”? E allora svegliamoci: avete mai visto una sentinella sonnecchiante e pigra? Non ho fatto il militare, ma so che se qualcuno viene messo a fare la guardia ha un onere non indifferente, deve vegliare sugli altri e per questo non può e non deve avere sonno. Non possiamo permetterci, con i cambiamenti che sono in atto in questo nostro amato mondo, di essere stanchi. Ci sarà un tempo anche per riposarci…

postato da: tuttoegrazia alle ore luglio 22, 2006 16:25 | link | commenti (3)
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martedì, 11 luglio 2006

XVIII: La pigrizia...

Molti amici mi hanno raccontato i loro sogni che, a quanto pare, diventano, giorno dopo giorno, meno belli e meno puri. Si stanno rarefacendo e questo non è un bene. Ma perché si abbassa il tiro di un sogno? Forse perché è più facile negare le altezze che insanguinarsi le mani per raggiungerle? Ben vengano mani insanguinate, fiatone e fatica. La nostra generazione (e mi fa male dirlo) sembra aver perso quella logica cara ai nostri nonni. Vogliamo tutto e subito, senza alcun sacrificio.

Mia nonna viene da una generazione lontana anni luce, una generazione di giovani che hanno visto e vissuto la guerra, che hanno dovuto fare scelte grandi senza essere in grado di farlo. Quando la ascolto mi sento infinitamente piccolo, meschino e fifone e immagino cosa avrei fatto al suo posto, dove avrei cercato di nascondere la testa. Il fatto di volere tutto e subito, però, non dipende solo da noi. In parte la nostra pigrizia, quella mentale, non quella fisica, ci spinge a prendere tutto per oro colato. Quante volte ci arrivano delle e-mail contenenti catene di sant’antonio più o meno serie. E quante volte ci viene in mente di verificare la loro veridicità? Mai, perché pensiamo che ci siano sempre altri che lo facciano per noi. Questa logica vale anche dinanzi a notizie più o meno apocalittiche che ascoltiamo, leggiamo e vediamo ogni giorno in tv o sui giornali. Quante cretinate ci fanno credere! Se davvero il mondo andasse come ci descrivono, allora, ‘staremmo davvero alla frutta’ e dovremmo solo aspettare la fine. Ma le cose non vanno così, o perlomeno non vanno solo così. Ogni dieci notizie brutte che ci raccontano, ce ne sono almeno cento positive. Ve lo assicuro, ma ormai sembra che anche noi abbiamo fatto il callo alla sofferenza, alle guerre, ai bambini africani che muoiono. Non sono semplici numeri, percentuali asettiche, sono persone in carne ed ossa che soffrono e sanguinano come noi. Da credenti non possiamo accettare una simile informazione.

postato da: tuttoegrazia alle ore luglio 11, 2006 08:08 | link | commenti (2)
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mercoledì, 28 giugno 2006

XVII: Portare il dolce...

Da quel momento in poi la mattina mi alzavo con un altro spirito e stavo attento anche al più piccolo ritardo. Non potevo arrivare tardi ad una cena. Non potevo presentarmi quando veniva servito il secondo: del primo che ne sarebbe stato? Non potevo permettere che venisse buttato o che andasse sprecato. Mi accorsi, inoltre, dell’importanza dell’antipasto. E allora arrivavo un po’ prima dell’inizio della funzione per prepararmi alla cena. Chiudevo gli occhi e ringraziavo il Signore della fame e della sete, di avermi invitato ancora una volta al suo dono, di farmi sentire il suo abbraccio e le sue carezze. E poi… non potevo mica presentarmi ad una cena a mani vuote. Allora presi l’abitudine di portare un dolce. Regalavo al Signore le cose belle che avrei fatto durante il giorno, gli regalavo le persone incontrate il giorno prima, gli davo la mia infinita piccolezza e la tenerezza che mi rimaneva dentro. Mettevo tutto lì, sull’altare. Aspettavo che lui ne prendesse atto e che mi ammiccasse. Lui mischiava tutto insieme e lo trasformava in Amore, quello vero, che non delude, che riempie, che disseta, che ricarica, che non stanca, che può tutto.

Anche stamattina si è compiuto il miracolo. Stamattina come ogni giorno.

postato da: tuttoegrazia alle ore giugno 28, 2006 07:59 | link | commenti (4)
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giovedì, 22 giugno 2006

XVI: Il rovesciamento...

“Ma allora”, pensai, “non mi aveva detto Beato, ma Mario…”.

Non ci capivo più nulla. Cosa mi aveva detto a bassa voce con la mia mano nella sua? Eccola, sapevo sarebbe arrivata una mazzata, sapevo che quell’incontro mi avrebbe fatto crescere. Mi spiegò che effettivamente aveva detto Beato perché il Signore mi amava davvero tanto: per stare lì a quell’ora voleva dire che la mia fame era proprio tanta. Un fulmine a ciel sereno, un rovesciamento. Ancora una volta la mia realtà era stata trasformata, sublimata. Capii che non ero io ad andare a Messa, ad alzarmi ogni mattina per ricevere il Signore, ma che era lui che mi chiamava. Compresi il senso di: “Beati gli invitati alla cena del Signore. Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”. Ero io l’invitato alla cena, dovevo solo accettare o meno l’invito. Non ero io a decidere, tutto dipendeva dalla fame e dalla sete che il Signore mi metteva dentro.

postato da: tuttoegrazia alle ore giugno 22, 2006 08:05 | link | commenti (3)
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mercoledì, 14 giugno 2006

XV: Beato...

Da circa un anno mi capita di andare alla Messa quotidianamente. È stata una svolta! Da quando ogni mattina prendo dentro di me il Signore, tutto si è trasformato. Prima pensavo di essere bravo, di essere un ottimo cristiano: uno dei pochi giovani, anzi, l’unico che tutte le mattine si svegliava presto per assistere alla messa delle sette e mezza. Sia che piovesse sia che ci fosse il sole, che fossi influenzato o che sprizzassi energia da tutti i pori, che il giorno prima avessi fatto le ore piccole o che fossi triste. Ero lì, e il mio amor proprio mi faceva gongolare nella mia bravura. Credevo di essere un ‘santarello’. Mi sentivo speciale, certo che la mia fede fosse solo da elogiare: se ogni mattina mi alzavo per andare a Messa la mia religiosità era davvero irreprensibile. Poi, un giorno, mi si è avvicinato un signore. Lo ricordo come fosse oggi. Mi è venuto incontro durante il gesto della pace e mi ha detto qualcosa a bassa voce. A me era sembrato di udire: “Beato”. Credevo fosse il suo nome e spontaneamente ho risposto: “Piacere Gianluigi”. Alla fine della celebrazione mi sono avvicinato io, questa volta, a quello che credevo essere il signor Beato. E gli ho chiesto cosa mi avesse detto quando, poco prima, mi aveva stretto la mano. Lui si presentò come Mario.

postato da: tuttoegrazia alle ore giugno 14, 2006 08:03 | link | commenti (9)
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sabato, 03 giugno 2006

XVII: Noi non abbiamo fatto nulla...

Comprendi che il Signore ti ha voluto ricco per aiutare i poveri, ti ha amato più degli altri perché tu possa essere uno strumento del suo Amore, ti ha fatto le mani perché tu possa metterle al servizio di chi non le ha, ti ha dato tanti amici perché tu possa essere amico di tutti, una famiglia perché tu possa trasformare questo mondo nella famiglia più bella che c’è… ti accorgi che nulla viene da te e che non hai fatto nulla per nascere in Italia piuttosto che in Mozambico. Che non hai fatto nulla per avere la possibilità di studiare invece di lavorare 12 ore al giorno in una fabbrica che produce scarpe in Indonesia. Che non hai fatto nulla per avere un padre e una madre così premurosi anzichè due genitori assenti e lontani.

Non abbiamo fatto nulla per meritarci tutto l’amore che ci ha accompagnato da quando siamo nati.

Tutti hanno avuto, chi più chi meno, tutti devono liberarsi dell’Amore ricevuto regalandolo, ridonandolo, dandosi in pasto. In ogni Eucaristia Gesù ci insegna a donarci totalmente agli altri, con tutto noi stessi. Lui si trasforma in pane e in vino per ricordarci che siamo cibo per gli altri, sale che insaporisce il mondo, il presente.

postato da: tuttoegrazia alle ore giugno 03, 2006 10:55 | link | commenti (8)
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sabato, 27 maggio 2006

Chiedo scusa...

Chiedo scusa per l'assenza. Non nego di aver cercato di comprendere il perchè di tanti commenti così duri e dolorosi agli occhi. Però, mi rendo conto che la via dell'amore è ripida e va oltre la rabbia e la cattiveria gratuita. Ringrazio il Signore della pace del suo amore e dei suoi abbracci quotidiani. Mi scuso con tutti voi per l'amico/a che ha bestemmiato più volte su questo blog, ma ne esco con la certezza che anche una bestemmia, nel Signore porta frutto. E' folle, lo so, ma non può essere altrimenti. Tutto è Grazia, lo dico e me lo ripeto sottovoce. Tutto è Grazia se restiamo uniti a Cristo, via verità e vita.

postato da: tuttoegrazia alle ore maggio 27, 2006 14:54 | link | commenti (6)
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lunedì, 01 maggio 2006

XVI: Tutto è Grazia!

E allora tutto riprende sapore, i colori diventano più intensi e ti accorgi che il capovolgimento sta avvenendo. Sorridi inebetito a tutto ciò che accade comprendendo che “tutto è Grazia”, che tutto è una manifestazione del suo amore che agisce appena può, senza mai arrestarsi, come la goccia che alla fine buca la roccia con la sua insistenza. Tutto sembra far parte di un disegno più grande, incomprensibile, ma tremendamente bello. Ti rendi conto di quanti doni hai ricevuto sin dal momento della tua nascita… di quella volta che tua madre e tuo padre ti hanno ricolmato di abbracci e ti hanno mostrato il significato della parola Amore… di quel bambino delle elementari con il quale nessuno voleva stare e che tu, invece, vedevi triste e ci stavi male senza capire il perché… delle sensazioni strane nel vedere la gente gioire per un tuo gesto inconsapevole… dei brividi intensi provati durante quella Messa in montagna… l’elenco potrebbe allungarsi all’infinito. E comprendi che tutti, ma proprio tutti i momenti della tua vita sono stati un dono, anche quando sei stato male o hai sofferto come un cane piangendo tutta la notte, perché dopo quelle lacrime hai sentito un abbraccio e qualcosa in te è cambiata, qualcosa ha trasformato la tempesta e la pioggia che avevi dentro in un raggio di sole davanti al quale non puoi permetterti di non ammiccare al cielo. Una volta raggiunto questo stato di grazia inizia il bello. Cerchi con ogni mezzo a tua disposizione di ridare quanto hai ricevuto.

postato da: tuttoegrazia alle ore maggio 01, 2006 17:16 | link | commenti (13)
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sabato, 22 aprile 2006

XV: Il dolce tiranno...

Sta a noi scegliere. Se vivere la fede in maniera più matura e consapevole o restare in quel limbo che non ci permette di essere pienamente noi stessi. Se realizzare il sogno che Dio ha su di noi o voler a tutti i costi concretizzare il nostro. Possiamo chiamarla vocazione, possiamo chiamarla progetto di vita, fate come volete e chiamatelo come credete, ma ad un certo punto, quando meno te lo aspetti, il Signore passa e bussa alla porta del nostro cuore. C’è chi apre e chi, invece, gira ancora di più la chiave nella toppa fuggendo da quella voce che promette la felicità. Quella che non passa. Il Signore bussa non una sola volta, le sue nocche ci toccano nel profondo in più di un’occasione. Sta a noi, accettare questo straniero che pensavamo di conoscere bene, nella nostra casa o lasciarlo fuori. E una volta che entra non si comporta come un ospite discreto, ma diventa il padrone. Un dolce tiranno che insaporisce i giorni di chi lo vuole vivere con profondità.

postato da: tuttoegrazia alle ore aprile 22, 2006 07:34 | link | commenti (3)
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domenica, 16 aprile 2006

XIV: La seconda conversione...

La maggior parte dei Santi e dei grandi uomini di fede ha cominciato in un modo e, alla fine, ha concluso la sua vita in un altro. Anche se siamo soliti andare in chiesa, confessarci, dedicare il nostro tempo agli altri, non c’è nulla da fare: prima o poi arriva il momento della ‘seconda conversione’. Quella vera, che trasforma la religione in fede. Quella che trasfigura il nostro rapporto con Dio da un fatto culturale ad un fatto sostanziale, totale, incondizionato, illimitato. Il Signore da nostro Padre diventa nostro Re, non per comandarci, ma per regnare con Lui, per tenere il suo scettro. Ora, solo ora possiamo rispondere “Ti Amo” al suo “Ti Amo”.

postato da: tuttoegrazia alle ore aprile 16, 2006 09:34 | link | commenti (6)
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venerdì, 24 marzo 2006

XIII: Con Cristo siamo più di quanto siamo...

Con i dovuti cambiamenti, noi dovremmo fare più o meno la stessa cosa: riconoscerci nella nostra realtà di uomini. Peccatori che hanno la possibilità e il dovere di diventare Santi. Ma davvero, non sono frasi di circostanza. Io di Santi con la esse maiuscola ne ho conosciuti. Ce ne sono più di quanto si immagini. Se ne parla poco perché sono umili e perché hanno la consapevolezza di essere solo degli strumenti nelle mani del Signore. Immaginate il povero Edipo che non aveva la possibilità di vivere il Vangelo, non aveva conosciuto Gesù! Noi lo conosciamo e abbiamo la possibilità di trasformare le nostre debolezze in forza… 

È quando sono debole che sono forte, perché nella debolezza si manifesta la potenza di Dio (2 Cor 12,9), 

Questa è e deve essere la nostra Speranza: con Cristo possiamo essere più di quanto siamo. È lui il nostro valore aggiunto, il nostro sale, l’ingrediente che mancava nella nostra ricetta. E allora ci renderemo conto che crescere è una bella responsabilità, è dare un corpo ai sogni adolescenziali e concretizzare il futuro. E, solo comprendendo questo, ho potuto rispondere ai miei amici delusi dal mio cambiamento. Mi avrebbero sempre voluto bambino, sognatore inconcludente. Mi avevano dato un ruolo, un’etichetta che con il passare del tempo sentivo sempre più stretta.

postato da: tuttoegrazia alle ore marzo 24, 2006 07:53 | link | commenti (5)
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lunedì, 13 marzo 2006

XII: L'Edipo re...

Sofocle, scrivendo l’Edipo re, nel V secolo a.C. aveva capito già tutto. Edipo è un uomo che cerca la sua vera natura, il senso ultimo della sua vita, il perché delle cose eppure non riesce a trovarlo, non riesce a capire, si rigira nei mille pensieri che lo perseguitano, ma non si ferma.Continua la sua ricerca a costo di starci male, di ribaltare totalmente la sua situazione. Da re amato e riverito, si accorge di essere un patricida incestuoso. Da genio lungimirante che risolve l’enigma della sfinge, si ritrova nella solitudine di crimini commessi senza saperlo. Il peggio del peggio. Reietto dal mondo e perseguitato dalle Erinni. Ma questa conoscenza lo porta a comprendere la verità. La sofferenza, è triste dirlo, lo porta ad una consapevolezza che prima non aveva. 

Ora sa.

Ora vede. 

Ora è libero.

postato da: tuttoegrazia alle ore marzo 13, 2006 06:28 | link | commenti (2)
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sabato, 04 marzo 2006

XI: L'abito squarciato...

Stavo diventando grande, ma gli amici non volevano accettarlo. Crescere fa male, è vero, ma non si deve essere schiavi della sindrome da Peter Pan. Stavo squarciando l’abito che mi ero e che gli altri mi avevano confezionato durante la mia infanzia. Era una sorta di circoncisione spirituale della quale ero profondamente consapevole. E poi non è detto che vivere con più maturità la propria vita e la propria fede significhi non avere sogni, anzi. Sono gli occhi che cambiano, che diventano più profondi e ti permettono di andare oltre. È una sensazione strana, è come mettere un paio di occhiali invisibili.

postato da: tuttoegrazia alle ore marzo 04, 2006 10:15 | link | commenti (2)
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mercoledì, 01 marzo 2006

X: Lo spiraglio...

Mi sono fermato.

Silenzio. 

Ho sorriso verso il nulla. 

Ancora silenzio.

Ho chiesto aiuto. 

E il silenzio si è trasformato in pace. 

Un accenno di pace, ma mi bastava. Dopo il nulla, quella piccola luce era già tanto. Era tutto, era il senso ritrovato. 

Sarebbe stato bello se l’angoscia fosse terminata lì. Così non è stato, ma da quel momento qualcosa era cambiata. Avevo toccato il fondo. Provate ad immaginare la sensazione di avere dentro una pozzanghera sporca, maleodorante, melmosa, marrone, piena di topi e scarafaggi. Mi sembrava di avere l’anima ferita e sanguinante. Poi, finalmente qualcosa di diverso. Senza nome. 

Stese la mano dall’alto e mi prese, mi sollevò dalle grandi acque, mi liberò da nemici potenti, da coloro che mi odiavano ed eran più forti di me. (Sal 17, 17-18) 

Un barlume di serenità innominabile, che ancora oggi mi accompagna. 

Lo spiraglio, 

il varco e non voglio dire di più.

Taccio per la paura di perdere questo ossigeno che mi impedisce di morire. 

Respiro a pieni polmoni e il cuore ricomincia a vivere. 

I suoi battiti scandiscono qualcosa di simile all’amore. 

Padre non lasciare la mia mano. 

postato da: tuttoegrazia alle ore marzo 01, 2006 01:10 | link | commenti (3)
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giovedì, 23 febbraio 2006

IX: Il Signore era lì...

Ho cominciato a leggere la Storia di un’Anima cercando in quelle parole stampate il senso di questa angoscia, ma nulla. Gli occhi leggevano, ma la testa andava per conto suo e cominciavo a sentire il cuore battere sempre più velocemente, la fronte perlarsi di sudore freddo, le gambe intorpidirsi sino a formicolare e il respiro sempre più affannoso. Per respirare dovevo pensarci, non era più qualcosa di naturale e spontaneo. Sentivo la fine vicina. Un infarto, un collasso… un aneurisma celebrale o qualcosa di simile… Ero lì che aspettavo la fine con la sensazione di non aver fatto nulla per meritarmi il Paradiso. Mi riscoprivo attaccato a questa vita come non credevo di essere. Uomo che si aggrappa ad un ramoscello mentre sotto c’è il baratro. 

Non sono caduto nel vuoto. Il Signore era lì. Era Lui il ramoscello che poi si è rivelato essere un tronco solido e robusto. Era lì ad osservarmi, a lasciarmi fare da solo perché aveva fiducia in me. Con i piedi che vorticosamente cercavano un appiglio dal quale provare a risalire la china…

postato da: tuttoegrazia alle ore febbraio 23, 2006 08:51 | link | commenti
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lunedì, 20 febbraio 2006

VIII: La pozzanghera...

Le ansie non sono terminate con il libro di Teresina, anzi, sono aumentate. Un giorno, mentre mi stavo facendo la doccia, mi sono sentito perso del tutto e mi è venuto in mente che anche senza di me il mondo sarebbe andato avanti lo stesso. Ero stanco di girare a vuoto come una vite spanata e non capivo… la pozzanghera che avevo dentro non mi dava pace e mi sembrava di non avere alcun motivo per gioire, per stare in vita. Non dico che ho pensato al suicidio, ma ci sono andato vicino, molto vicino. Le lacrime erano finite e quello che avevo dentro non era semplice malinconia. Quella la conoscevo bene. Questa volta era la stanchezza di vivere, di lottare, di sognare. È difficile descriverlo: volevo solo dormire sperando che, al mio risveglio, questa sensazione di inutilità fosse passata. Se ci ripenso mi fa male anche ora a distanza di parecchio tempo. Andai a dormire, ma una volta riaperti gli occhi il mondo era, se possibile, ancora più grigio.

postato da: tuttoegrazia alle ore febbraio 20, 2006 23:03 | link | commenti (2)
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martedì, 14 febbraio 2006

VII: Una dolce persecuzione...

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità! (1Cor 13) 

Questo brano di San Paolo mi perseguita. Non c’è nulla da fare, è la Parola di vita che il Signore ha voluto mettermi nel Dna e me lo ritrovo dovunque. La prima volta me lo fece conoscere un sacerdote di Padova, don Andrea. Ricordo che mi regalò una cartolina dietro alla quale mi scrisse come ‘dedica’ una parte di questa lettera ai Corinzi. Ancora la conservo… all’epoca stavo con una ragazza che mi aveva fatto penare non poco e quelle parole sull’amore mi ridiedero la serenità che avevo perso. Furono una vera e propria medicina per il mio spirito. Lo stesso passo è citato magistralmente da Kieslowski nel film che preferisco: Film Blu. Alla fine, quando la protagonista riesce a sconfiggere la sua paura di vivere amando. Anche io potevo essere salvato solo dall’Amore. Potrei raccontare tantissimi altri episodi che mi legano all’Inno all’amore, non ultimo il fatto che fu importantissimo anche per Teresina. 

postato da: tuttoegrazia alle ore febbraio 14, 2006 06:07 | link | commenti (2)
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mercoledì, 25 gennaio 2006

E andare...

Bisogna andare, conoscere, confrontarsi. I frutti della fede si vedono dai rapporti personali che riesci a tessere, dalla loro profondità e intensità. Una buona amicizia è un accenno di paradiso. Gesù era pieno di gente intorno, aveva moltissimi amici e, di conseguenza, moltissimi nemici. Aveva relazioni umane infinite. Questo è l'amore! La solitudine non ti permette di condividere la luce che hai. Non ti spinge ad essere l’amore che sei. La solitudine è la lampada nascosta sotto il moggio.

postato da: tuttoegrazia alle ore gennaio 25, 2006 08:28 | link | commenti (6)
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martedì, 24 gennaio 2006

VI: L'uomo...

Tra alti e bassi, qualcosa cambiò per sempre: sentii che dopo quegli ‘scrupoli’ un periodo della mia vita era finito. Avevo salito una scala, superato un ostacolo oltre il quale c’era una nuova consapevolezza. Più matura, ma infinitamente diversa da quella di prima. E come mi hanno fatto male i commenti dei miei amici che riuscivano a dirmi solamente: “I tuoi occhi sono cambiati… anche tu stai lentamente scendendo a patti con il mondo”, oppure “Ma dove è finita la tua determinazione? Non vuoi più cambiare le cose che non vanno?”. Sì che lo volevo. Il mio cambiamento era visto come la razionalizzazione di un sogno, piuttosto che la maturità di un bambino che diventa uomo.

postato da: tuttoegrazia alle ore gennaio 24, 2006 11:48 | link | commenti
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giovedì, 12 gennaio 2006

V: La messa quotidiana...

Cominciai a trovare un grande beneficio dalla lettura. Ricominciai a pregare e a capire il vero senso dell’Eucaristia. Ebbi ogni giorno più fame e capii che sarei dovuto diventare il ‘sorriso di Dio nel mondo’. Io che per un periodo avevo avuto un volto così corrucciato, avrei dovuto trasformare quella smorfia di tristezza in un sorriso perenne, come un novello Re Mida che trasforma in Speranza e Fiducia nella vita tutto ciò che tocca. Dovevo stupire me stesso e la mia vita. Non potevo più permettermi di essere schiavo di quell’inerzia che mi incatenava a terra. A questo proposito mi fu di grande aiuto l’andare a Messa ogni mattina. Era il miglior modo per iniziare la giornata, mi ricaricavo d’amore come un cellulare attaccato al carica batteria, ma la cosa bella è che il Signore mi donava tacche infinite. Il sole tornò a splendere.

postato da: tuttoegrazia alle ore gennaio 12, 2006 08:39 | link | commenti (6)
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giovedì, 05 gennaio 2006

IV: Lo spiraglio...

In uno dei momenti più neri, quando tutto mi appariva veramente privo di colore, decisi di acquistare un libro del quale mi avevano tanto parlato: “La storia di un’anima” di Teresa di Lisieux. Cominciai a leggerlo in una sera d’estate e, sulle prime, lo trovai semplicemente stucchevole. Una noia infinita: una ragazzina che diventa suora e che racconta la sua infanzia con parole sin troppo semplici e immagini a dir poco puerili. A poco a poco, però, mi accorsi che quel libro che in più occasioni stavo per mettere da parte mi stava punzecchiando. Il racconto di Teresina mi appassionava ogni giorno di più e le immagini infantili, andando oltre le parole, nascondevano la profondità di una fede analizzata e raccontata con estrema precisione. Quando arrivai alla malattia di Teresa, capii che la mia angoscia era nulla in confronto alla sua, ma era pur sempre angoscia, un’irrazionale preoccupazione che impedisce di pensare, di essere sereni, di sorridere. Lei condivideva il mio ‘male’, lo comprendeva e mi spingeva ad affidarmi per ‘guarire’. In breve tempo divenne un’amica irrinunciabile, una consigliera fidata, un’ombra sorridente. Non sono mai stato devoto ad alcun Santo, ma il filo invisibile che mi legava a Teresa era qualcosa che andava al di là della devozione. Era bene, semplicemente bene.

postato da: tuttoegrazia alle ore gennaio 05, 2006 06:47 | link | commenti (3)
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mercoledì, 28 dicembre 2005

III: Gli attacchi di panico...

Iniziai ad avere mille paure, a non uscire più, a temere tutto e tutti. Io, il coraggioso che qualche anno prima era stato in Africa fregandosene delle malattie, che era partito nonostante glielo sconsigliassero, quello che non voleva mai andare all’ospedale anche se si rompeva una gamba, che sembrava non avere paura di nulla, che usciva con la febbre e amava prendersi la pioggia addosso ora andava in tilt anche per una normale influenza. Al primo colpo di tosse mi imbottivo di medicine, al primo 37 mi mettevo a letto sperando che passasse il prima possibile.

Stavo impazzendo, ma era solo l’inizio.

Arrivarono anche gli attacchi di panico. Mi sembrava di non riuscire a respirare, mi faceva male il petto, sentivo degli strani dolori alle braccia, pensavo che prima o poi mi sarebbe preso un infarto. Mi succedeva dovunque, in casa come fuori e per un paio di volte mi sono fatto portare all’ospedale per fare dei controlli. Nulla. Ma come mai stavo male e non avevo nulla? Durante il giorno, mentre camminavo, mi sentivo girare la testa, ero debole, fiacco. La paura di morire iniziò ad ossessionarmi. Avevo un male incurabile e nessuno se ne era accorto? L’ipocondria rasentò il limite quando una sera, mentre ero in un pub, ero talmente angosciato che costrinsi i miei amici a portarmi al Pronto Soccorso. Nulla anche in quel caso. Ricominciai a pregare, a chiedere al Signore il perché di questa situazione incontrollabile, provai a pensare alla Resurrezione proprio nei momenti in cui perdevo il controllo di me, al fatto che, se anche fossi morto, lasciavo il nulla di questa vita per il tutto di quell’altra. Ma anche questa idea che qualche anno prima mi avrebbe fatto esultare di gioia, mi rendeva tremendamente triste. Tutto stava perdendo senso e non ero in grado di capirne la ragione. Ero solo con il mio dolore, angosciato e incompreso, circondato da un grigiore infinito. Mi sembrava di avere dentro una specie di pozzanghera, acqua stagnante e putrida che non riusciva a prosciugarsi… mi mettevo al sole, come una lucertola, ma la sensazione di avere l’anima bagnata non mi lasciava.

postato da: tuttoegrazia alle ore dicembre 28, 2005 07:19 | link | commenti (3)
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sabato, 24 dicembre 2005

Natale...

"L'incarnazione di Dio è la certezza che la nostra carne, in qualche sua radice, è santa!". (Ermes Maria Ronchi)
postato da: tuttoegrazia alle ore dicembre 24, 2005 23:17 | link | commenti (2)
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mercoledì, 14 dicembre 2005

II: L'angoscia...

Da questo momento in poi, qualcosa si è icrinato. La consapevolezza della mia sfiducia verso la Speranza mi ha fatto dubitare di tutto quello in cui credevo. È stato come un cataclisma, un ribaltamento della fede, un rovesciamento di quello che ero. Ho cominciato col pregare di meno. Lì per lì non pensavo che alla lunga ci si potesse fare il callo e che alla fine anche se non ci si rivolge più a Dio, Lui non ti manda nessuna sventura. Con tutte le cose che avevo da fare… ci mancava solo la preghiera. Dopo, pregando di meno, mi sono reso conto che stavo diventando meno ‘bello’ di quanto fossi in precedenza. Stavo più attento ai soldi, mi stancavo facilmente degli altri e avevo la tendenza a starmene solo. Nonostante avessi la ragazza non facevo nulla per evitare di trovarmi in situazioni quantomeno ambigue con altre donne… i sintomi erano un po’ questi. Aggiungo una indifferenza assoluta verso la Messa, tanto da poterla saltare senza farmene un cruccio. Possono sembrare banalità, ma in una vita cadenzata al ritmo del Signore come era la mia, questa trasformazione in atto aveva qualcosa di davvero preoccupante.

postato da: tuttoegrazia alle ore dicembre 14, 2005 23:51 | link | commenti (5)
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lunedì, 12 dicembre 2005

I: Chi parlava?

Qualche anno fa, per la prima volta nella mia vita, parlando del futuro, mi sono reso conto che stavo dicendo qualcosa che non avevo mai pensato. Si parlava di famiglia e di figli. Preso alla sprovvista ho pronunciato le testuali parole: “Un figlio? Non so se lo farò mai: metterlo al mondo in questo periodo, con le tragedie che stiamo vivendo, con tutte queste malattie che girano… no, non ne vale la pena. Non voglio farlo soffrire”. Chi parlava? Era la stessa persona che, qualche anno prima, ad una frase simile pronunciata da un amico lo aveva considerato un fifone? Quelle cose non le avevo mai pensate e il fatto di averle pronunciate con la mia bocca mi aveva fatto riflettere. Tanto. Perché? Perché queste parole prive di speranza? Perché tanta paura nei confronti del futuro? Perché quest’arrendevolezza, questa ansia, questa bestemmia alla vita? Era chiaro che un cambiamento era in atto, che dovevo fermarmi a comprendere il motivo di questo mutamento radicale. Ero io a pensarla così o a forza di parlare con persone sfiduciate, invece di contagiarle io, erano state loro a contagiare me?

postato da: tuttoegrazia alle ore dicembre 12, 2005 08:43 | link | commenti (4)
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lunedì, 05 dicembre 2005

Non bisogna avere paura...

Sta a noi decidere. Sta a noi spalancare la porta del nostro cuore e permettere al Signore di fare capolino. È tutta una questione di terreno… di ascolto e di accoglienza. Il seme arriva. Sempre! Nessuno escluso! C’è un’unica controindicazione: non bisogna aver paura! Fede e paura si negano a vicenda, dobbiamo scegliere da quale parte stare, senza ambiguità. È come un corteggiamento: il Signore ti fa il filo, ti propone di vivere con Lui, di intraprendere una relazione d’amore matura, capace di trasformare la tua vita, di rivoluzionare i tuoi rapporti con gli altri permettendoti di essere la sua luce. Ti rendi conto che non è più una questione di Messa la domenica o di preghiere serali. Il Signore è tutto e in tutto. Ogni cosa ti parla di Lui e ogni persona che incontri è una possibilità di amore perché sul suo viso vedi il volto di Dio.

postato da: tuttoegrazia alle ore dicembre 05, 2005 07:45 | link | commenti (2)
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martedì, 29 novembre 2005

Dopo due anni...

Dopo due anni di lavoro intenso, di cadute e di piccole vie, finalmente ce l'abbiamo fatta. Ora tocca a Te, Signore, illuminare i nostri passi. Noi ci mettiamo il poco che siamo, le energie che abbiamo e l'entusiasmo che trasmettiamo. Tutto è Grazia. In Te tutto concorre al bene, tutto diventa bellezza.

postato da: tuttoegrazia alle ore novembre 29, 2005 15:44 | link | commenti (4)
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giovedì, 17 novembre 2005

Un sogno a portata di Dio...

laggiù 

Ciascuno di noi ha avuto un sogno. Molti – se glielo chiedi – ti rispondono che un tempo hanno anche cercato di realizzarlo, ma poi si cresce e ci si rende conto che la vita è più dura di quanto avessero pensato. Quando si diventa grandi - è inevitabile - si smette di avere la testa tra le nuvole e si diventa più concreti. Che non vale la pena averne perché tanto resteranno sempre solo e soltanto sogni. Pochi ti rispondono di essere riusciti a realizzarlo. Pochissimi credono ancora di poterlo realizzare. Nessuno ti dice di non averne mai avuti. Tutti hanno sognato perché una vita senza sogni non ha sapore. E’ come una ciliegia rossa, succosa e matura che non sa di nulla. Poi, c’è chi riesce a concretizzare il proprio desiderio, chi si accontenta, chi scende dalla giostra senza nemmeno provarci. E chi muore disilluso e scontento.  Non si deve mai smettere di soffiare sulle ali di quanti hanno smesso di volare, di quanti credono che non valga la pena sognare, di quanti non hanno mai fatto o non riescono a fare sogni alti, sogni a portata di Dio.

postato da: tuttoegrazia alle ore novembre 17, 2005 22:49 | link | commenti (7)
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Sia fatta la tua volontà...

Giornate di intenso lavoro per fare quello che non ho chiesto di diventare. Linguaggio complesso che non si può esplicitare. Sia fatta la volontà del Signore, ora e sempre. Lui mi ha messo in questo casino e Lui mi guiderà non facendomi mancare il suo Spirito, il Consolatore e la dolcezza dei suoi abbracci. Chiedo a tutti di pregare per me, perchè la tentazione di fuggire è ogni giorno più forte. Tutto è Grazia! Il 27 novembre comincerò a lavare i piedi. Anche dei miei nemici. Questo sarà il mio programma: essere servo, un servo inutile e sorridente. Un servo che ci mette tutto l'Amore di cui è capace e anche oltre. Io non ho paura.

postato da: tuttoegrazia alle ore novembre 17, 2005 08:48 | link | commenti (2)
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